Chi siamo
In gergo è solito dire “chi ben comincia, è a metà dell’opera”, per questo motivo il mio intento è quello di suscitare qualcosa di singolare in ognuno di voi; singolare come ogni borsa che viene realizzata.
Quella che vi andrò a raccontare è la storia di una ormai donna di 37 anni, che dopo aver frequentato l’Accademia di belle arti, ha capito che nella sua anima convive una passione ben precisa: quella per l’intreccio.
La scoperta di questo mondo deriva sicuramente da una mia conoscenza pregressa in materia di arredo e moda, che mi hanno portato all’età di 21 anni, insieme alla mia socia e amica Maria, a dar vita a un laboratorio artistico specializzato in allestimenti di eventi, vetrinistica e progettazione di interni e restauro.
Dopo avervi raccontato il mio percorso, è arrivato il momento di farvi addentrare nel mondo dell’intreccio attraverso le mie esperienze di vita.


Tutto ha inizio dopo la rilevazione dell’azienda agricola di famiglia, che mi ha portato a voler continuare il mio lavoro nella campagna. Quest’ultimo si basa fondamentalmente sulla trasformazione: le olive si mutano in olio e le spighe in grano/farina.
Tale parallelismo mi ha indotto quindi a pensare che un noce, ad esempio, potesse tramutarsi in un tavolo, e che seguendo questa strada avrei potuto dar voce alla mia creatività.
Arriva però un giorno in cui capisco che stavo sbagliando direzione, e il merito è del mio commercialista Moreno, il quale ironicamente smentisce la mia idea del noce, sostituendola con le potature di melograno, che a detta sua, potevano diventare dei cesti.
Le sue parole mi hanno illuminata, e mi hanno fatto aprire gli occhi su quello che poteva essere il lavorare a stretto contatto con la natura, e soprattutto con i materiali della mia terra, quali i rametti che avrebbero dato vita a creazioni intrecciate uniche.
Questo progetto che iniziava a prendere forma nella mia mente, non ha potuto non farmi ricordare della figura di mio nonno, che come quasi tutti i contadini d’un tempo, durante l’inverno si metteva seduto a fare cesti con i vimini.
A quel punto non mi restava che imparare, e per iniziare proposi un laboratorio d’intreccio all’Unitre di Tolentino, università che stavo frequentando in quel periodo per un corso di decorazione.
L’idea piacque molto, ma contemporaneamente mi resi conto di alcune complicazioni, come ad esempio il fatto che gli artigiani di una volta purtroppo non c’erano più, e quelli ancora in vita non si ricordavano da che parte cominciare, dal momento che ormai le ceste si compravano al mercato.
Provai ad apprendere l’arte dell’intreccio tramite libri e manuali, ma si rivelò fallimentare: fu allora che iniziò il mio percorso a Mogliano, in cerca di un maestro del settore.
Durante questa ricerca incontrai molti ostacoli, il primo fu sicuramente un rivenditore di materie prime che cercò in qualsiasi modo di distogliermi dall’imparare l’arte dell’intreccio. Mi disse che era un lavoro scomodo e che non avrebbe futuro al giorno d’oggi.
Così, avvolta dallo sconforto, mi fermai in un bar di paese dove mi venne consigliato di immettermi in una stradina abitata da artigiani e bussare a qualche porta.
Fu allora che conobbi Alfredo, e da quel giorno l’intreccio divenne il mio principale lavoro.
Ad oggi sono ancora in collaborazione con Astolfi e mi occupo della produzione, ricerca e sviluppo per diverse aziende di Mogliano.
Inoltre dal 2017 sono entrata a far parte dell’associazione Carteca, una vera e propria scuola creata dall’unione degli imprenditori moglianesi, per far si che l’arte dell’intreccio abbia un futuro, passando dalle mani dei vecchi artigiani esperti a giovani con voglia di imparare.